EQUITAZIONE NATURALETICA

Oggi il termine naturale in equitazione è super abusato, e con esso normalmente si intende l'uso di "metodologie addestrative etologiche". Partiamo dal presupposto che nel momento in cui un cavallo è inserito in un contesto antropomorfo si avvia un processo di domesticazione, che non ha niente a che fare con "naturale". Ogni approccio che limita la "libertà selvaggia" è un approccio educativo/addestrativo, per cui anche chi professa dolcezza o non invasività, nel momento in cui toglie un essere vivente dal suo habitat naturale, diventa responsabile della sua vita e ne condiziona la sua formazione emotiva e cognitiva. Acquisita la consapevolezza che non c'è nulla di naturale nei metodi educativi, ma che coinvolgono esclusivamente processi di apprendimento necessari ad un adattamento specifico, illustriamo il nostro concetto di naturale.

Equitazione naturale è per noi vivere la natura, far sì che i cavalli in cattività, di cui siamo responsabili, possano godere di ambienti orientati ad una gestione naturalizzata, al fine di garantire la soddisfazione di esigenze specie-specifiche ed una formazione emotivamente equilibrata.  Vivendo in paddock stimolanti è possibile avviare un processo di apprendimento esplorativo ed esperienziale, che forma il carattere di ogni individuo, arricchendo le sue competenze, capacità ed abilità. La vita con conspecifici permette di soddisfare esigenze di relazione, attraverso cui i vari soggetti acquistano competenze sociali che si ripercuotono positivamente anche nella relazione umano-equino. 

Poste le fondamenta per un ambiente etologicamente favorevole alla specie è importante costruire la relazione tra etero-specifci, in cui l'uomo deve impegnarsi a comprendere il linguaggio e le forme comunicative del cavallo, per poter instaurare un rapporto non conflittuale. Il presupposto di una relazione equilibrata consiste nel creare un contesto in cui vengano soddisfatte tutte le aree motivazionali specifiche del cavallo e non cadere in un rapporto sbilanciato a favore solo di alcune. Il caso tipico è il cavaliere che si reca in un maneggio esclusivamente per montare. Occorre invece creare un'atmosfera in cui il cavallo sia orientato verso l'uomo, lo accolga nel suo spazio in quanto fonte di attività interessanti, stimolanti e motivanti, che rafforzano il suo status di centro referenziale a cui affidare nuove esperienze di vita e di gioco.

Solo dopo aver consolidato un ambiente etologicamente coerente e una relazione equilibrata, si può iniziare una ginnastica educativa che miri a mantenere allenata la muscolatura senza l'uso di "attrezzi coercitivi", ma attraverso un suo consapevole di pressioni e flessioni. La ginnastica deve porsi come obiettivo la decontrazione fisica e psichica finalizzata alla leggerezza degli aiuti.